Storie

Il Valore del Coraggio

Un uomo stava zappando il suo pezzo di terra, quando il sole si oscurò e uno stormo di corvi planò disponendosi ai margini del campo.
“Una brutta faccenda”, pensò l’uomo: “Queste bestiacce aspettano il momento della semina per rovinarmi il raccolto”.
E per quel giorno ritornò a casa.
Il dì seguente, di corvi non c’era traccia. L’uomo sarchiò il terreno e si apprestava alla semina, quando quelli riapparvero. Erano ancor più numerosi del giorno prima e il loro gracidare si faceva minaccioso.
L’uomo fece ritorno a casa in preda all’angoscia. Che fare? Decise di andare a consultare un saggio, che di campi, semine e corvi se ne intendeva più di lui.
“Ci sono tre soluzioni”, gli disse costui:
“La prima: combattere i corvi.
La seconda: rimandare la semina.
La terza: cambiare semente.
La riuscita della prima soluzione è quasi impossibile: i corvi hanno un’astuzia superiore alla tua.
La riuscita della seconda è incerta: può darsi che arrivi il monsone e tu non possa più seminare.
La terza soluzione è la migliore ma anche la più rischiosa, perché io non so se il tuo campo è adatto a una diversa semente”.
L’uomo decise di rischiare. Benché il suo fazzoletto di terra paresse pronto a ogni di tipo di semente, lo irrorò con rinnovato sudore e moltiplicata cura. Poi, gettò i nuovi semi. I corvi, non conoscendoli e dubitando che fossero avvelenati, volarono via, e il raccolto fu superiore ad ogni aspettativa.
Contro certe tentazioni, agire rischiando e con coraggio è a volte il sistema migliore.

Però i corvi tornarono dopo qualche giorno insieme ai loro amici avvoltoi e condor, depredarono tutto il raccolto e fecero un culo così al contadino. Costui allora si incamminò di nuovo verso la casa del saggio con un forcone arrugginito, ma a metà strada morì dissanguato.

Fine.

Un momento di riflessione.

Il proprietario di un negozio di animali stava affiggendo alla vetrina un cartello con scritto VENDITA CUCCIOLI, quando comparve un bambino.
“A quanto li vende i cuccioli?” chiese.
L’uomo rispose al ragazzino che non intendeva lasciarli per meno di 50 euro l’uno.
Il ragazzo si frugò nelle tasche, estrasse qualche moneta, guardò il proprietario del negozio e disse: “Ho due euro e trentasette centesimi. Posso vederli?”.
Il padrone del negozio sorrise e fischiò. Dal canile, una cagnolina di nome Lady arrivò correndo lungo il corridoio, seguita da cinque batuffoli pelosi. Uno dei cuccioli era rimasto indietro.
“Cos’ha che non va quel cagnolino?”
“Il veterinario ci ha detto che ha dei problemi all’articolazione dell’anca” spiegò il negoziante “Zoppicherà sempre così”.
“Voglio comprare quello” disse subito il ragazzino.
Il padrone del negozio replicò : “No, quel cane non lo devi comprare, se davvero lo vuoi te lo regalo”.
Il bambino si avvicinò al viso dell’uomo e gli disse rabbioso : “Io non voglio che me lo REGALI, quel cagnolino vale quanto gli altri cuccioli e pagherò il prezzo intero. Adesso le dò 2 euro e 37, e le darò 50 centesimi al mese finchè avro’ raggiunto tutta la cifra!”.
Il proprietario del negozio insistette: “NO,no,no. Non puoi volere quel cane. Non sarà mai capace di correre e saltare e giocare come gli altri cani”.
Per tutta risposta il bambino sollevò il pantalone sinistro, per mostrare una gamba deforme e sostenuta da due tutori d’acciaio.
“Vede signore”, disse “nemmeno io corro molto bene e quel cucciolo ha bisogno di qualcuno che lo capisca”.
Il venditore si commosse, tanto da avere un malore.

Il bambino, allora, gettò il cucciolo storpio in un angolo, e frugò nelle tasche del venditore, rantolante, rubandogli il portafogli, il cellulare ed un pacchetto di Camel morbide.

Fine.

L’illuminazione non avviene per caso.

 La frenesia del mondo labirinto in cui ci perdiamo quotidianamente, identificata più propriamente “logorio della vita moderna” da alcuni filosofi come il Cy Nar, ci impone di riconsiderare in maniera più profonda gli insegnamenti dei più antichi saggi orientali e dei maggiori capi indiani. Perle di saggezza come quelle lasciateci dagli eredi Ming (citiamo Ming Ya, Ming Yon e il discusso Ming Ulan) rappresentano i catarifrangenti posizionati sul guardrail della via che ci conduce verso l’illuminazione (la cosiddetta illuminazione stradale passiva). Alcuni degli insegnamenti, per la loro straordinaria attualità, sembrano scritti ieri sera verso le 23 in tinello con il Galaxy Tab. Prima di immergervi nella lettura dei pensieri che abbiamo raccolto, consigliamo di seguire i passi del rito Kazai descritti nell’opera del Maestro Zen Hatchi Tua:

1) sedetevi sulla riva di un fiume giallo (se non avete un fiume giallo è tuttavia possibile stare seduti sul water tentando di simularlo);

2) proferite cinque Om (quattro Om di serie e uno di scorta, se lo fate in Gennaio potete anche usare Om invernali);

3) mettetevi nella posizione dello Zazen e inspirate ed espirate profondamente per 31 volte fino ad avere la piena consapevolezza del vostro corpo;

4) se siete poco piacenti potete anche evitare il passo 3) e passare direttamente al 5);

5) se non sapete leggere, andate al punto 1) ma secondo me sapete leggere altrimenti non stareste leggendo.

Non solo mago chi estrae coniglio da cilindro, ma anche chi estrae seppia da cono. (Ming Ya)

Discepolo sempre seguire maestro, anche se supplente più bona. (Shin Tzi)

Magica è notte quando luna apparire più grande. Comunque saggio sempre controllare istruzioni telescopio. (Shin Liu)

Violenza molto è male. Ma minigonna inventata da donna mica da uomo. (Anonimo indiano XII secolo)

Vita è attimo di riflessione tra seno e fianchi. (Maestro Zen Riushi To)

Quando fare caldo tu volere fresco, quando fare freddo tu volere caldo. Col cazzo tu amare ambiente. (Lupo nero capo indiano)

Vero cara che le dimensioni contano, ma il concetto si applica anche al tuo culo. (Kobe Watabe)

Quando donna non vuole, non ci sono cazzi, quando invece poi donna vuole, nemmeno. (Luna Bianca squaw)

Ferrara fatto bene. Porco senza grasso non essere così buono. (Liun Shi)

 

Dialoghi tra fidanzati

– Cosa ti piace di me? – Che non sei mai monotono. – Ok, e cosa ti piace di me?

– Cosa ti piace di me? – Che credi in me. – Non pensavo arrivassi a capirlo.

– Cosa ti piace di me? – Che non sei mai volgare. – Pensavo gli occhi, ma vaffanculo va.

– Cosa ti piace di me? – Che mi proteggi. – Ok intanto però dammi l’ombrello che piove.

– Cosa ti piace di me? – Che sei passionale. – Ok, buonanotte.

– Cosa ti piace di me? – Che senza di me non vai da nessuna parte. – Ok adesso spingimi la sedia a rotelle.

– Cosa ti piace di me? – Che sei molto paziente. – Quanto cazzo ci hai messo a rispondere?

– Cosa ti piace di me? – Che mi capisci al volo. – Ok crossa.

– Cosa ti piace di me? – che non mi fai pesare i difetti. – Ma no, nanetta mia.

– Cosa ti piace di me? – I tuoi gusti nel vestire. – Seguo un libro di moda che ho nel borsello.

– Cosa ti piace di me? – Che non usi mai giri di parole. – Non ero così convinto che il tuo pensiero sposasse delle tali certezze.

– Cosa ti piace di me? – Che da quando sei in Italia hai cambiato modo di vivere rispetto a New York – Sure baby, gimme five, luv ya much.

– Cosa ti piace di me? – Che non trai mai delle conclusioni avventate. – Ma allora sei cretina.

– Cosa ti piace di me? – Che hai il senso dello humour. – Ahahahahha.

– Cosa ti piace di me? – Che hai avuto la forza di combattere l’Alzheimer. – Chi cazzo ti ha chiesto niente.

– Cosa ti piace di me? – Che non sei mai infantile. – Sucaaaahahahhha.

– Cosa ti piace di me? – Che non mi contraddici mai. – Sto cazzo.

– Cosa ti piace di me? – Che di me ti fidi ciecamente. – E come mai adesso mi dici questo?

– Cosa ti piace di me? – Che rispetti molto il prossimo. – Eh sì, teste di cazzo permettendo.

 

L’altra metà dell’aforisma

Siamo abituati a leggere aforismi dovunque: su internet, sui giornali, nelle pubblicità, persino sulle bustine dello zucchero al bar. E spesso non è che siano tutti adatti al contesto, più volte sono fraintesi, addirittura in rari casi si cerca di comunicare qualcosa che il loro scrittore non ha mai lontanamente pensato di dire. Premesso che ci sono alcuni che hanno passato la loro vita più tempo a fare aforismi che meteorismi, tipo Oscar Wilde, non sempre questi pensieri vengono riportati in maniera completa. Manca nella maggior parte dei casi l’altra metà dell’aforisma che in effetti chiarisce meglio il contesto e ne rende più chiaro il significato.

Fa più rumore un albero che cade piuttosto che una foresta che cresce (Lao Tse). Dipende da dove hai la foresta (Estetista moglie Lao Tse).

Eppur si muove (Galilei). Non rompere il cazzo (La fatina dei dentini di Galilei).

La vita è quello che ti capita mentre stai facendo altri progetti (John Lennon). Scusa ma i miei progetti sono più fighi (Mark David Chapman).

Ogni bacio chiama un altro bacio (Proust). Allora che cazzo vieni a fare. (Dietologo di Proust)

Tutto ciò che è profondo ama la maschera. (Nietzsche) A me rimane tra i denti (Squalo personale di Nietzsche).

Quando l’allievo è pronto, compare il maestro. (Buddha) Queste lezioni di magia mi hanno rotto le palle (Silvan).

Il falegname piega il legno, l’arciere crea le frecce, il saggio modella se stesso. (Buddha) Solo tu stai in cassa integrazione. (Moglie di Buddha).


 


 

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